Scritto da F. Bertoglio

Il 24 Gen 2008

Dio è esattamente quello che noi non siamo. Perciò contemplare la nostra miseria significa contemplare Dio. Nelle cose dello spirito, dunque, occorre tener desta tutta la nostra attenzione su quello che «noi» non siamo, vale a dire l’inconcepibile. Privare, insomma, la nostra attenzione di qualsiasi attività dell’io e proiettarla solamente su ciò che non siamo e mantenervi fissa la volontà con una disciplina ferrea, perché cresca da sé, come un seme. In generale occorre tener deste tutte le facoltà naturali perché questo avvenga, nutrendo la volontà con la geometria dei numeri, lucidamente. In altre parole, si nutre il punto zero dell’eternità in noi, contemplando tutta l’estensione dell’immutabile nel nostro corpo. È l’infallibile lezione della necessità che conduce dritti alla meta.

Verdi noccioli

Verdi noccioli salutano il treno – già argentati

Sotto il fico già crescono le rose

Sotto il fico già crescono le rose – farfalle gialle

Cala la sera sugli odori d’estate

Cala la sera sugli odori d’estate – lucciole gialle.

Legni giganti

Legni giganti nella morsa del freddo – addormentati

Nebbia dipinta

Nebbia dipinta sulle campagne stanche – trillo d’uccelli

Albedo grigio

Albedo grigio – nel cielo azzurro di madreperle

Volteggia svelta

Volteggia svelta – tra i rami spinosi la cinciallegra

Scorre il treno

Scorre il treno sul ponte annerito – fiume di nebbie

Farfalle d’oro

Farfalle d’oro tra binari lucidi – pallide nebbie

Scosse dal vento

Scosse dal vento applaudono le foglie – lucide d’acqua

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