Il destino e l’immaginazione

Scritto da F. Bertoglio

Il 14 Giu 2013

Se le macchine producono infinitamente, non accade così per l’uomo che rappresenta e rende intelligibile la realtà e se stesso in uno iato che separa i poteri creativi e immaginativi: in questa discrepanza risiede il male contemporaneo. La calamità morale del nostro tempo non affonda le sue radici nella voluttà o nella perfidia o nella licenziosità o nello sfruttamento, o nell’ipocrisia, bensì risiede tutta in un deficit di immaginazione. In effetti quanto l’immaginazione coglie come infinita verità morale, è totalmente opaco alla verità empirica. Separata l’una dall’altra, la percezione non ritrova altro che un senso prefabbricato che chiama addirittura “destino”, rivelando così la sua totale mancanza d’immaginazione e libertà. In effetti, però, la libertà è sempre se stessa; ciò che la degrada a miserabili cliché è l’illusione della nostra potenza.

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